Sito dedicato alla beata Eugénie Joubert

"28 anni di sorriso”

           In francese

Beata Eugénie, parlaci dell'infanzia spirituale

Parte 5

“Coraggio! sono io; non abbiate più paura!”

Il frutto più bello dell’infanzia spirituale è senza dubbio la fiducia totale dell’anima nel suo Dio. Infatti, il consiglio più ricorrente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento è: “Non abbiate paura”, “coraggio”. Gesù lo insegnò ai suoi apostoli con la propria vita e le proprie parole.

Ricordiamo quando gli apostoli si trovavano sulla barca, sbattuta dalle onde: “Verso la fine della notte egli [Gesù] venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: ‘È un fantasma’ e si misero a gridare dalla paura.

Pietro gli disse: ‘Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque’.

Ed egli disse: ‘Vieni!’. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.

Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: ‘Signore, salvami!’.

E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: ‘Uomo di poca fede, perché hai dubitato?’. (Matteo 14,24-31)

Ma subito Gesù parlò loro: ‘Coraggio, sono io, non abbiate paura’.

Che cos’è l’abbandono fiducioso?

Nei momenti di angoscia, per ritrovare il coraggio, pensiamo al Maestro divino, che calma l’uragano con una parola. Le tempeste più violente sono senza dubbio quelle scatenate dal peccato nella nostra anima, quando ci scopriamo così fragili, così incapaci, così peccatori. Come gli apostoli, ascoltiamo le sue parole: ‘Coraggio, sono io, non abbiate paura’.

E allora possiamo rispondere: “Con Te, Gesù, non posso perire; Tu sei sempre sulla barca con me. Nulla, nulla accade senza il Tuo permesso. Tu sei l’Onnipotente. Confido nel Tuo Cuore misericordioso. La mia povera natura trema, si preoccupa e dice no, ma la mia volontà combatte e Ti dice sì. Tutto va bene Gesù, grazie per tutto, Ti lascio fare.”

La conseguenza logica e necessaria della fiducia totale è l’abbandono totale.

Gesù è il pilota, lasciamoci condurre al porto da Lui.

Rileggiamo le note intime della beata Eugénie:

“Lasciamoci portare e guidare dalla Provvidenza, e con lei non temeremo il naufragio… La vostra fiducia non sarà delusa”. (Quaderno 1)

La nostra collaborazione è un abbandono fiducioso.

Abbandonarsi significa scegliere di preferire la volontà di Dio in ogni circostanza.

Troviamo tutto questo nella beata Eugénie!

Sì, la sua anima conobbe quelle tempeste interiori. Pensiamo alle sue sofferenze in famiglia, quando spesso tratteneva le lacrime aggrappandosi a Gesù, il suo grande Confidente.

Sperimentò anche la grande tentazione dello scoraggiamento di fronte ai propri peccati e alle proprie debolezze. Ne abbiamo una precisa testimonianza nella risposta che le rivolse il Padre Superiore al momento del postulato. Una lettera di don Rabussier del 26 luglio 1896 ci dà un’idea dei suoi dolori intimi:  

“Mia cara Suora, le scrisse, non si preoccupi, ho capito la sua lettera. Lei mi ha detto: ‘Non riesco più a pensare, scrivere, parlare o leggere’. Figlia mia, questa è una prova della vita interiore. Tutti devono passare attraverso questo o qualcosa di simile, proprio come si deve passare attraverso la morte dell’inverno per arrivare alla stagione dei fiori e dei frutti. Allora dubita perché ‘Dio le sta togliendo la sua grazia’. È proprio il contrario che si dovrebbe dire. Dio le toglie la sensibilità, ma è di fede che tutta la grazia rimane con lei, soprattutto facendo ciò che è raccomandato per il tempo della desolazione spirituale” (SEJ p.40).

Ci mise tutto il suo cuore. Così, durante un ritiro, quelli che lei considerava “i crimini” della sua vita passata le fecero temere la sua debolezza. Allora si rivolse a Dio e disse: 

Tuttavia, la tua grazia è ancora più grande e più forte della mia debolezza, ed è per questo che confido in Te e non sarò turbata” (Quaderno 22).

L’infanzia spirituale non è l’assenza di sofferenza, ma un modo diverso di viverla. Attraverso la fede, la beata Eugénie si rivolse a Gesù e si abbandonò a Lui.

“I miei lavori mi sembrano difficili, scriveva, l’aridità, la secchezza, la desolazione invadono la mia preghiera, tutti i miei esercizi di pietà… Anche in questo caso, perché non imitare il bambino? Avvolto in fasce, non riesce nemmeno a muoversi per andare verso la mamma; in questo stato di assoluta impotenza, cosa fa? Beh, apre gli occhietti e guarda la mamma… Voglio imitare quel bambino: quando non potrò andare a Dio con la dolcezza della sua consolazione, quando tutto mi sembrerà nero, triste e oscuro, quando non riuscirò a vedere o a capire nulla, aprirò gli occhi del mio cuore grazie allo spirito di fede e guarderò Gesù, perché lui è lì” (SEJ p.99).

Spesso troviamo anche testimonianze della sua fiducia nel Cuore di Gesù, nel suo Cuore misericordioso. La nostra beata piccola suora riconosceva le sue debolezze e si rivolgeva a Gesù con fiducia. Ecco un esempio del settembre 1902, quando la malattia entrò nella sua vita e le impedì di partecipare al ritiro della comunità. Il ritiro annuale si aprì quasi al momento del suo arrivo a Saint-Denis e, con il cuore pesante di non poter partecipare come al solito, suor Eugénie scrisse:

“Mio Dio, in questi primi giorni di ritiro, solo l’obbedienza mi mantiene nella gioia e nella pace, getto il passato interamente nella tua infinita misericordia, rifiuto tutto ciò che mi blocca, mi inquieta, mi preoccupa, mi paralizza nel tuo amore…”

 

Perché allora, disse poco più avanti, perché dovrei essere triste di non poter seguire tutte le istruzioni e fare tutti gli esercizi del ritiro? La perfezione dei Santi Esercizi e tutte le grazie che ne derivano sono contenute unicamente nel compimento della volontà del Buon Dio. Mentre dormo per obbedienza, Gesù e Maria mettono divinamente nel mio Cuore ciò che preferiscono darmi: l’opportunità di rinunciare alla mia volontà e di abbandonarmi come un bambino” (SEJ p.156).

 

Qui ritroviamo l’aspetto citato nell’introduzione, questa lotta per “lasciar agire Gesù”, che si spinge fino a volere che Lui sia contento e a ringraziarlo per questo.

“Questa mattina, raccontò altrove, quando ho sentito suonare la campanella per l’istruzione mentre ero ancora a letto, ho avuto un momento di tristezza, di impazienza di non poter andare. Ma poi mi sono detta: ‘Bene, ecco la mia Croce per oggi!’; mio Dio, grazie! Grazie per sempre attraverso il Cuore della Beata Vergine”. L’impazienza si è poi trasformata in dolcezza; Gesù è venuto, mi ha parlato, mi ha consolato e mi ha dato il segreto per trovarlo sempre in ciò che mi fa soffrire” (SEJ p.156).

Riportiamo la toccante risoluzione di semplicità e abbandono che conclude uno dei suoi ritiri:

“Mi abbandono da ora in poi come un bambino nelle mani dell’obbedienza, consegnandole il mio essere intero ma soprattutto il mio giudizio proprio. Voglio credere senza vedere, e abbracciare con tutto il cuore ciò che non capisco con la testa. Mio Dio, è risolto, è fatto!” (SEJ p.156).

La beata Eugénie ci spiega come concepisce l’abbandono, anche in tempi di desolazione, dandoci un’immagine molto eloquente: essere un piccolo nulla nelle mani dell’Artista divino:

“Dire con amore e sempre più forte: Fiat. Il Buon Dio mi toglie tutto: le mie facoltà, la mia volontà, il mio cuore, per farmi morire a me stessa e vivere solo in Lui… Fiat! Essere nelle mani del buon Dio, come una piccola biglia di cera che può essere modellata come si vuole; non opporre resistenza, ma lasciarmi plasmare dalla volontà di piacere del Maestro divino: Mio Dio, voglio tutto quello che vuoi, tutto come lo vuoi tu e per tutto il tempo che vuoi tu!” (Quaderno 34).

Inizia il ritiro del luglio 1898 esprimendo questo desiderio al Signore:

“Accoglimi, plasmami secondo il tuo desiderio, accendi nel mio cuore la fiamma del tuo piacere” (Quaderno 34).

Possiamo concludere questa sezione sull’abbandono con la quarta strofa del poema sull’infanzia spirituale. Parla dell’abbandono che va fino a darsi:

“Come un bambino che si abbandona

senza calcolare o pensare,

e sa vivere grazie alla mamma:

Questo sostegno potrebbe cedere?

Così io voglio praticare

Il dolce abbandono della speranza,

In mia Madre avere fiducia,

Dal suo Cuore aspettare ogni dono(SEJ p.68).

Questo ci porta alla fine della nostra presentazione delle grandi virtù che costituiscono l’infanzia spirituale, scoperte nel modo in cui la nostra Beata le ha vissute. La fedeltà nelle piccole cose è fiorita nel terreno dell’umiltà, e la purezza che sgorga dal Cuore di Gesù la fa crescere e fruttificare nell’abbandono fiducioso.

Ora possiamo capire meglio perché il Vangelo scelto per il formulario di Messa in onore della beata Eugénie è quello di San Matteo, capitolo 18:

“In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”.

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