Sito dedicato alla beata Eugénie Joubert

"28 anni di sorriso”

           In francese

Beata Eugénie, parlaci dell'infanzia spirituale

Parte 2

Una vita firmata: “La vostra piccola Suora”

L’umiltà è come il terreno buono in cui l’infanzia spirituale può radicarsi. Ma la difficoltà è che, fin dal peccato originale, siamo tutti orgogliosi! Vogliamo dominare, aspiriamo a comandare, vogliamo essere apprezzati…

 

Che contrasto con Gesù, che si è fatto bambino sulla paglia di Betlemme, ha voluto essere il servo dei suoi discepoli, è stato umiliato dagli uomini durante la sua Passione e ci aspetta notte e giorno nel tabernacolo! Ci invita a essere come Lui quando dice: “Diventate i miei discepoli, perché io sono mite e umile di cuore.(Matteo 11,29)

La beata Eugénie voleva diventare discepola di Gesù:

“Che lezione mi diede Gesù quando lasciò Nazareth! Niente di straordinario per attirare l’attenzione: rimase nascosto, come l’ultimo dei peccatori. Voglio imitarlo… se voglio rimanere nascosta e scomparire come Gesù, devo stare molto attenta a evitare tutto ciò che attira l’attenzione su di me.” (SEJ p.126)

 

“Mi piace davvero essere dimenticata, non contare nulla?” (SEJ p.131)

 

“Gesù si dona sempre ai più piccoli.” (Quaderno 32)

La Vergine Maria anche era il suo modello. Nelle sue note intime, troviamo questo proposito rivelatore: “Essere la piccolissima serva delle mie sorelle, vedermi sempre come tale, e questo per amore e per assomigliare in qualche modo alla Vergine Immacolata”

“Mi farei in tutto e per tutto, soprattutto interiormente, la più piccola.” (Quaderno 35)

Un giorno la Madre superiora parlava di un santo che, vivendo una vita molto umile e nascosta, aveva salvato una moltitudine di anime. La reazione della beata suor Eugénie rivela i desideri della sua anima: 

Allora, disse, ho sentito crescere nel mio cuore il desiderio ardente di imitarlo e di salvare molte anime.” (SEJ p.242)

Per assomigliare al suo Modello divino, la beata Eugénie cercò di sradicare in se stessa ogni orgoglio.

“O Gesù, con il cuore, con la fede […] ti scelgo come mio Re, non per godere, ma per combattere con te il mio orgoglio, la mia autostima, la mia meschina vanità, per fare di te, in una parola, l’unico Maestro del mio cuore.” (SEJ p.127)

Non era quindi una frase vuota quando suor Eugénie scrisse, qualche mese dopo, nelle sue note intime:

“Di fronte all’umiliazione, ringraziare nonostante le rivolte della natura. Se il primo movimento non è di gioia, reprimerlo immediatamente e resistere tutte le volte che ricompare. Poi, rivivere questa umiliazione in spirito per assaporare la dolcezza della sua amarezza, finché la natura non salti più davanti a ciò che la crocifigge e la immola.”  

Queste parole possono essere difficili da ascoltare e comprendere nel XXI secolo, dove si vive senza cercare di piacere a Dio e dove il motto sembra essere: “Concedetevi!“ Ma la beata Eugénie capì che ci vuole accettare molta umiliazione per essere un po’ umili…

“Se sarò generosa e se amerò Nostro Signore, quante occasioni scoprirò ogni giorno per scomparire in mezzo alle mie Sorelle, per gioire nel vederle stimate, approvate, per amare di essere vista solo da Gesù!” (SEJ p.131)

Queste umiliazioni, così difficili da accettare per la nostra natura, sono come piccole morti che permettono a Gesù di vivere più pienamente in noi.

“Nostro Signore stesso mi attira con il suo esempio, con il suo amore. Se mi avvicino a Lui attraverso l’umiliazione, Egli si donerà a me come ricompensa.” (SEJ p.131)

Eugénie utilizza un’immagine espressiva, quella del granellino di polvere, per farci scoprire che l’umiltà porta a Gesù, e ci fa capire che l’umiliazione serve solo per crescere nell’umiltà:

“Un altro pensiero che deve portarmi a sacrificarmi interamente per Dio è il pensiero della mia piccolezza, del mio nulla. Se fossi convinta di essere solo un minuscolo granello di polvere, mormorerei contro tutto ciò che offende un po’ la mia autostima, la mia cattiva natura? Il piccolo granello di polvere è fatto perché ci si cammini sopra, per essere calpestato, e non solo è giusto agire così con lui, ma è ancora tutto naturale. Il piccolo granello di polvere che sono, il piccolo nulla, voglio lasciarmi umiliare, disprezzare per assomigliare un po’ a Colui che per me è diventato come un lombrico. L’unica cosa che chiedo è di rimanere saldamente aggrappata alle pieghe delle sue vesti e di avvicinarmi così al suo adorabile Cuore.” (Quaderno 35)

Un’altra immagine espressiva paragona il piccolo granello di umiltà con la montagna di grazie ottenute!

“Se avrò uno spirito di fede, vedrò Dio ovunque, soprattutto nella croce, nell’umiliazione. Se si nasconde, è per darmi più merito, per farmi cercare di più. Come Gesù ama nascondersi ed essere cercato nelle umiliazioni! Ecco un piccolo avvertimento, una piccola parola che non risparmia la mia suscettibilità, in una parola, una piccola umiliazione, invece di mormorare nel riceverla, o di evitarla, diciamo con cuore grande e generoso: Grazie, e Gesù metterà accanto a questa umiliazione una montagna di grazie; sì, una montagna di delizie per un piccolo granello di umiltà.” (Quaderno 35)

Ma non ci può essere umiltà senza il sostegno della grazia, perché l’umiltà è troppo contraria alla nostra natura, ferita dal peccato originale. Nostro Signore ha attratto in modo particolare suor Eugénie all’amore per l’umiltà. Ecco la preghiera che rivolse a Maria all’inizio del suo ritiro, l’anno successivo ai voti:

“O Maria, Regina e Madre dei piccoli, ottienimi, ti imploro, due grazie dal Cuore di Gesù: la grazia di conoscere la mia miseria così com’è; e la grazia di desiderare e amare essere umiliata, disprezzata, non contare nulla…” (SEJ p.98)

La beata Eugénie ci mostra che la persona umile sa che non può fare nulla da sola nell’ordine soprannaturale. Perché da soli non possiamo fare nulla, ma Colui che può fare tutto fa grandi cose in noi!

Suor Eugénie si mostrava stupita, fino alla fine, per la chiamata che Nostro Signore le aveva rivolto attraverso la sua vocazione:

“Il buon Dio è venuto a cercarmi nelle nostre montagne, io che non ero niente, diceva a volte ingenuamente, e si degna di riempirmi qui con tutte le cose buone.” (SEJ p.62)

Questo non significa che non sente la lotta contro la sua natura ferita… ma ci suggerisce un buon sostegno:

“Durante questa piccola lotta contro la natura malvagia, perché non prendere la mano della Santissima Vergine, per esempio? Perché non chiudermi nel suo cuore? Allora sarò sempre sicura di dire grazie. Le madri non fanno sempre dire grazie ai loro figli? Anche per cose che non capiscono o non apprezzano? Alcuni lavori mi sembrano difficili, l’aridità, la secchezza, la desolazione invadono la mia preghiera, i miei esercizi di pietà… sono mezzi preziosi inviati da Nostro Signore per aiutarmi ad amarlo di più…” (Quaderno 35)

Nei suoi quaderni, suor Eugénie rifletteva spesso sull’umiltà:

Chi si umilia come un bambino sarà grande nel Regno dei Cieli… L’umiltà è il tesoro in cui sono contenute tutte le virtù… Il segreto per trovare una grande pace è l’umiltà… Una pietra staccata dalla montagna non trova riposo finché non è a terra.” (Quaderno 13)

“Quando Dio vuole fare grandi cose, va a cercare il nulla, perché solo con il nulla può fare qualcosa.” (Quaderno 37)

Per lei e le sue consorelle, scrive nel suo quaderno il desiderio di “essere sradicate dalla nostra autostima”. (Quaderno 16)

Dopo queste riflessioni sull’umiltà, sarà opportuno dare tre segni concreti del modo in cui la beata Eugénie la viveva.

Innanzitutto, la testimonianza delle sue consorelle rivela la sua umiltà nelle relazioni fraterne:

“Una delle sue consorelle, avendo una volta parlato in modo un po’ brusco a suor Eugénie, volle esprimere il suo rammarico. Lei non la lasciò finire, ma con un sorriso gentile disse: ‘Non sono più una bambina? Non si può più dirmi tutto? Inoltre, non ho notato nulla.’ E l’espressione affettuosa dei suoi occhi e il tono della sua voce non lasciavano dubbi al riguardo.” (SEJ p.126)

Poi possiamo parlare di umiltà nel lavoro. Quella che voleva essere la serva delle sue consorelle si mostrava umile nei compiti che le venivano affidati. Le sue contemporanee testimoniavano che si metteva spontaneamente al secondo posto nel lavoro svolto da due persone, si dedicava a qualsiasi lavoro e sceglieva il più faticoso. La sorella che lavorava con lei veniva spesso chiamata altrove, e quando tornava trovava tutto finito e suor Eugénie tutta rossa in viso che si offriva per un altro compito… Così troviamo queste riflessioni nei suoi quaderni:

Si deve lavorare con grande indifferenza alle cose che ci vengono ordinate. È Dio che ha scelto e fissato il mio lavoro. Una grande abnegazione dal lato del successo. Il successo non è nulla nelle opere di Dio. Fare tutto per amore… Poi fare tutto con grande purezza d’intenzione, questo è ciò che dà valore alle nostre più piccole azioni… La nostra giornata deve essere una preghiera continua. Se vogliamo, il lavoro e gli impieghi sono per noi una fervente preghiera, perché la preghiera non è altro che l’unione della nostra anima con Dio. A Nazareth si lavorava continuamente per le cose materiali, ma non si smetteva mai di pregare.” (Quaderno 37)

Infine, è bene ricordare un segno concreto della sua vera umiltà: l’obbedienza.

Nel suo quaderno del ritiro del 1898, la beata Eugénie ci fa rivolgere immediatamente al Modello Divino:

“Era loro sottomesso”: sono le uniche parole che il Vangelo dice di Gesù a Nazareth. Gesù ha fatto una sola cosa a Nazareth e l’ha fatta per trent’anni: ha obbedito. Era sottomesso… Sapeva solo obbedire. Che lezione per me! Come devo impegnarmi al massimo per perfezionare in me la santa obbedienza”. Poi, nella sua meditazione, parlò di “umile obbedienza” e di “obbedire come un bambino”, insistendo su tutte le grazie che questo ci porta. (Quaderno 35)

 

“L’obbedienza si ottiene con l’umiltà… L’obbedienza deve essere pronta, gioiosa e sincera. Farò con tutto il cuore ciò che non vorrei fare affatto. L’obbedienza ha chiesto a Gesù di arrivare fino all’immolazione, fino alla morte, così noi dobbiamo morire da figli della perfetta obbedienza. L’obbedienza deve essere amorevole, affettuosa. Se saremo fedeli a vedere Dio nelle nostre superiore, la nostra obbedienza produrrà effetti incredibili.” (Quaderno 37)

 

“Se farò sempre la volontà del bene, avrò sempre Dio con me: “Colui che mi ha mandato è sempre con me”, ha detto Nostro Signore. Ogni volta che la campana o l’obbedienza mi chiamerà al tal esercizio, al tal lavoro, ecc. penserò che è il Signore stesso che mi chiama perché è lì e mi sta aspettando; e più mi applicherò a quell’esercizio o a quel lavoro, per quanto umile possa essere, più il Maestro divino si scoprirà in esso per me.” (Quaderno 21)

Le sue consorelle raccontavano come si sottometteva alle situazioni permesse da Dio, così come alle minime richieste del medico o delle sue superiore. Per esempio, durante la sua malattia, “il medico le permetteva di scrivere un po’, ma non per più di dieci minuti ogni volta. Teneva sempre gli occhi sull’orologio quando scriveva, per non superare il limite prescritto; non c’era bisogno di sorvegliarla: sapevamo che allo scadere del decimo minuto avrebbe lasciato la parola incompiuta, come era solita fare al suono della campanella. L’ho vista dedicare diversi giorni per scrivere una lettera, senza mostrare il minimo segno di noia.” (SEJ p.145)

Per concludere questa seconda parte, potremmo citare la seconda strofa del poema della Beata Eugénie. Ci offre un’immagine molto suggestiva del legame fondamentale tra umiltà e infanzia spirituale, quella dei primi passi di un bambino piccolo:

“Come un bambino che trotterella,

Così piccolo eppure non cade,

Perché la madre è lì, china,

Per guidare ogni suo passo;

Così voglio, nella mia debolezza

Affidarmi all’amore materno

E nascondere tutta la mia piccolezza

In questo Cuore, preludio del cielo.” (SEJ p.68)

Chi è veramente un bambino non si stupisce di aver bisogno di aiuto per guidare i suoi passi. La sua umiltà e la sua debolezza sono come il terreno buono in cui crescerà il figlio amato dal Signore.

 

Ci vediamo ad aprile per la terza parte, dedicata a la fedeltà alle piccole cose.

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