Sito dedicato alla beata Eugénie Joubert

"28 anni di sorriso”

           In francese

Beata Eugénie, parlaci dell'infanzia spirituale

Parte 1

“Padre, Signore del cielo e della terra, io proclamo la tua lode: ciò che hai nascosto ai sapienti e ai dotti, lo hai rivelato agli umili.” 

L’infanzia spirituale è un’invenzione che viene dal Cuore di Dio! È una luce che ci aiuta a vedere la vita a modo Suo. È un cammino tracciato da Gesù nel suo Vangelo per guidarci verso il Regno dei Cieli. Poiché l’infanzia spirituale ha la sua fonte nel Vangelo, viene chiamata anche “infanzia del Vangelo”. Ecco alcuni brani del Vangelo in cui Gesù ci insegna chiaramente il cammino che ci invita a seguire:

–  Poco dopo l’annuncio della Passione da parte di Gesù per la seconda volta, “in quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: ‘Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?’. Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: ‘In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.’” (Matteo 18,1-4)

 

– San Luca, da parte sua, ci racconta queste potenti parole di Gesù: “Poiché chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande.” (Luca 9,48)

 

– Infine, una delle rare esultanze di gioia di Gesù, di cui conosciamo la causa, è raccontata da San Matteo: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.” (Matteo 11,25)

             Se Nostro Signore Gesù ha parlato chiaramente del suo amore per coloro che si fanno piccoli come i bambini, invitando i suoi discepoli ad essere come loro, “Vuole mostrare loro la via delle sorgenti: il vero ed eterno figlio è colui che si riceve dal Padre in ogni momento; è il Figlio, è solo il Figlio (…) Il figlio è colui che dipende da un altro. Gesù dipende da suo Padre, non come uno schiavo, ma nell’amore.” (André Cabes, L’autre monde de Bernadette, p.59 [L’altro mondo di Bernadette – traduzione nostra], Editions du Carmel)
Per permetterci di contemplare questo mistero di umiltà e di dipendenza, il Figlio di Dio si è fatto uomo con la sua incarnazione, diventando un piccolo bambino.

Ricordiamo il segno dato dagli angeli ai pastori: “Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia.” (Luca 2,12)

Questo Volto di Dio nel Bambino Gesù ha riempito di meraviglia tanti santi che, seguendo le sue orme, hanno voluto percorrere il cammino dell’infanzia spirituale!

Naturalmente pensiamo alla più nota: Santa Teresa di Gesù Bambino, conosciuta da molti come “la piccola Teresa”. La beata Eugénie era sua contemporanea; anche se non si conobbero, lo Spirito Santo le ispirò a seguire lo stesso cammino di santità. Anche la beata Eugénie aveva una profonda devozione per il Bambino Gesù. Le sue consorelle raccontarono che alla fine di novembre del 1903 i padri francescani della chiesa dell’Ara Coeli le portarono una statuetta del Santo Bambino Gesù, come si usa fare con i malati che la chiedono. Suor Eugénie fu molto contenta e pregò a lungo davanti alla statua. Esclamò: “Oh, com’era bello! E soprattutto quanto era piccolo!” (JVPJ p.37)

Egli era il suo unico modello di vita: il suo ideale era farsi piccola, sempre più piccola e dipendente come Gesù, contemplato nella sua Infanzia e nella sua relazione con il Padre.

             Così, facendo eco al Vangelo, scriveva già nel ritiro di noviziato: Voglio farmi piccola, molto piccola: voglio essere la piccolissima pecora fedele, voglio lasciarmi guidare dalla mia Regola, dalle mie Superiori, dall’obbedienza… Sì, voglio essere molto piccola! Dio concede la sua misericordia agli umili, a coloro che passano inosservati, che non occupano molto spazio.” (SEJ p.68) Dalla casa di Roma, verso la fine della sua vita religiosa, stremata dalla malattia, amava firmare le sue lettere: “Vostra piccola Suor Eugénie”, e ripeteva sempre: “Voglio diventare una bambina.” (SEJ p.213)

Nel corso di questo studio sull’infanzia spirituale, scopriremo che la beata Eugénie utilizzava facilmente delle immagini quando scriveva. Queste immagini provengono a volte dalla Parola di Dio, o forse da uno dei predicatori del ritiro, o senza dubbio anche da un’ispirazione personale… Ma quando leggiamo i suoi quaderni, scopriamo che ha sempre fatto sua questa immagine. Per esempio, usava l’immagine del Buon Pastore in una meditazione sulla misericordia in relazione con l’infanzia spirituale. Questo può sorprendere all’inizio, ma leggendo la sua meditazione scopriamo quanto sia personale e luminosa la sua scelta di questa immagine biblica. L’agnellino portato dal Pastore evoca la nostra fragilità, la nostra accettata piccolezza, il nostro bisogno di essere protetti, di essere accompagnati, di essere accuditi. La pecorella portata in braccio è fiduciosa e abbandonata, sta bene, si appoggia sul cuore del Pastore.

Questa immagine biblica è senza dubbio di grande attualità. Ci invita a spogliarci della nostra autosufficienza, del nostro errato desiderio di autonomia. In questo modo, impariamo da Colui che si è umiliato a trovare la nostra vera grandezza facendoci piccoli, fiduciosi e abbandonati.

Meditiamo sul bellissimo testo che ci offre nei suoi quaderni:

“Segni d’amore del Buon Pastore per la pecora che ha appena trovato… Non le parla della sua infedeltà; ha già sofferto abbastanza. La prende in braccio senza ferirla di più (c’è sempre un momento in cui il peccatore si avvicina al Cuore di Gesù così). Non vuole che lei cammini… È ferita, cadrebbe… Ecco come Egli tratta la più malvagia; cammina ma non cammina da sola, il Buon Pastore la porta; così avanza verso l’ovile. Lì, il Buon Pastore lega amorevolmente le ferite della sua pecora infedele; non vuole che la gente la umili: basta così. ‘Rallegratevi, disse al suo arrivo, perché la pecora che avevo perduto è stata ritrovata’. Questo è il trionfo dell’amore.

O mio buon Maestro, ecco ciò che sono stata per te e ciò che tu sei stato per me! Come posso ringraziarti per gli eccessi della tua tenerezza? Ah, lo so, voglio farmi piccola, molto piccola, voglio essere la piccolissima pecorella fedele, voglio lasciarmi guidare dalla mia Regola, dalle mie superiori, dall’obbedienza!  (Quaderno 9)

Questa immagine del Buon Pastore ci introduce a un aspetto dell’infanzia spirituale.

Un altro aspetto ci è dato in una poesia: l’unica poesia che abbiamo scoperto negli scritti della beata Eugénie tratta di questo spirito di infanzia vangelica!

Si tratta di una composizione ingenua in sette strofe, ognuna delle quali inizia con la frase “Come un bambino…”: “Come un bambino addormentato”, ‘Come un bambino che trotta”, “Come un bambino docile”, “Come un bambino che si abbandona”, “Come un bambino solare”…

Al centro di ogni strofa, Eugénie applicò questa descrizione del bambino scrivendo: “Così voglio…”

Vi invitiamo a scoprire e riflettere sulla prima strofa di questa poesia, che potete trovare per intero in appendice:

 

“Come un bambino addormentato

Che non ascolta il vento,

Sapendo che sua madre veglia

Per tenerlo lontano dal male e dal rumore:

Così voglio nella mia miseria

Senza paura o preoccupazione,

consegnare tutto a mia Madre

Sussurrandole: “Grazie!” (SEJ p.68)

             Seguendo le orme della beata Eugénie, comprendiamo che l’infanzia spirituale è tutt’altro che infantile! È una decisione presa dal profondo del nostro essere (“voglio”) che, pur rimanendo adulti, ci fa diventare bambini nel nostro rapporto con Dio. Il Signore Gesù, l’amato Figlio del Padre, è un modello unico.

Ma come può un adulto diventare un bambino?

Le parti seguenti presenteranno le principali virtù dell’infanzia spirituale.

In questo modo, il nostro cammino prenderà forma approfondendo l’umiltà (Parte II), la fedeltà alle piccole cose (Parte III), la purezza e la semplicità (Parte IV) e l’abbandono fiducioso (Parte V).

            

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